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YOGA IL RESPIRO DELL'INFINITO

YOGA IL RESPIRO DELL'INFINITO



autore: Osho
editore: Oscar Mondadori
pagine: 280
codice: L 2124

Il quinto volume di un'opera fondamentale: i commenti di Osho ai “Sutra sullo Yoga” di Patanjali. “Patanjali è raro: è un illuminato, ma ha anche un’attitudine scientifica” afferma Osho: utilizzando e spiegando  le parole dell’antico maestro ci insegna a spostarci dall’identificazione con il corpo e la mente all’attenta e distaccata osservazione di queste due dimensioni, fino a giungere all'esperienza diretta della nostra essenza reale, la scoperta di chi siamo in realtà. Molto al di là di semplici "posizioni" del corpo, lo Yoga rivela prospettive più ampie e profonde, un percorso che Osho riconduce al suo valore originario, aiutandoci a utilizzare questo strumento nella sua efficacia e genialità, immutate nei secoli.

Sono disponibili anche i volumi precedenti:

Yoga la scienza dell'anima

Yoga per il Corpo, la Mente e lo Spirito

Yoga della Comprensione Interiore

Yoga: Potenza e Libertà



Tra i temi trattati:

La cosa vista, che è formata dagli elementi e dai sensi, ha come natura la stabilità, l’azione e l’inerzia, e ha come fine dare esperienza e quindi la liberazione a colui che vede.
La prima cosa da comprendere è che il mondo esiste perché tu sia liberato. Molte volte ti è sorta la domanda: «Perché esiste questo mondo? Perché tanta sofferenza? Per cosa? Qual è lo scopo di tutto questo?». Molti sono venuti a chiedermi… questa è la domanda fondamentale: «Perché siamo qui? E se la vita è una tale sofferenza, che senso ha? Se Dio esiste, come mai non può eliminare tutto questo caos? Perché non può distruggere questa vita di sofferenza, questo inferno? Perché ci obbliga a viverla?». Lo Yoga ha la risposta; Patanjali afferma: Ha come fine dare esperienza e quindi la liberazione a colui che vede.
È una preparazione, un addestramento; la sofferenza è una preparazione: non è possibile diventare maturi senza la sofferenza. È come il fuoco: l’oro, per essere puro, deve passare attraverso il fuoco. Se l’oro dicesse: «Ma perché?», rimarrebbe impuro, privo di valore. Solo passando attraverso il fuoco tutto ciò che non è oro viene bruciato, e rimane solo l’oro puro. La liberazione è proprio questo: una maturità, una crescita così completa che solo la purezza, solo l’innocenza rimane, e ogni cosa inutile viene bruciata.


La cosa vista esiste solo in funzione di colui che vede.
Questo è l’apice dello Yoga o del Vedanta: La cosa vista esiste solo in funzione di colui che vede. Quando colui che vede scompare, scompare anche ciò che è visto; infatti, esisteva solo per la liberazione di colui che vede: quando la liberazione si è compiuta, non è più necessario. Questo creerà molti problemi, poiché per ciò che concerne il Buddha l’oggetto è svanito, mentre per te esiste ancora: di fronte a un fiore, se qualcuno dei presenti si è illuminato, per lui il fiore è svanito, per gli altri invece esiste. Com’è possibile che per uno sia svanito e per gli altri esista ancora?
La situazione è simile a questa: ogni notte voi tutti andate a dormire e sognate; poi qualcuno si sveglia, il sonno è interrotto e il sogno svanisce… tuttavia i sogni degli altri continuano. Il fatto che il tuo sogno sia svanito non va a disturbare i sogni di coloro che continuano a dormire. Per questo l’illuminazione è individuale: una persona si risveglia, e gli altri continuano nella loro ignoranza. Può aiutare gli altri a risvegliarsi, può creare stratagemmi per aiutarli a uscire dal sonno, ma finché non si svegliano il loro sogno proseguirà: La cosa vista esiste solo in funzione di colui che vede.


La dissociazione di colui che vede e della cosa vista prodotta dalla dispersione dell’ignoranza è il rimedio che porta la liberazione.
A mano a mano che diventi consapevole di tutto ciò che ti circonda, vedrai che non è solo il mondo a circondarti: persino il tuo corpo ti circonda, è anch’esso un oggetto. Posso vedere la mia mano, posso sentire la mia mano, dunque devo esserne separato: se io fossi il corpo non lo percepirei, chi mai potrebbe farlo? L’atto conoscitivo implica una separazione: qualunque forma di conoscenza, qualunque atto conoscitivo, separa. E l’ignoranza non è che oblio della separazione: nel momento in cui diventi consapevole del corpo come “altro”, la tua consapevolezza si sta assestando, è arrivata a casa.


Gli otto passi dello Yoga sono: yama, autocontrollo; niyama, osservanza costante; asana, postura; pranayama, regolazione del respiro; pratyahara, astrazione; dharana, concentrazione; dhyana, contemplazione/meditazione; samadhi, trance mistica.
Gli otto passi dello Yoga: in questa singola frase – in un unico seme – è racchiusa l’intera scienza dello Yoga. Patanjali li chiama sia passi sia membra: sono entrambe le cose. Sono passi perché ciascun passo viene seguito da uno successivo, c’è una sequenza progressiva. Tuttavia non sono solo passi, sono anche membra del corpo dello Yoga: costituiscono un’unità intrinseca, un’unità organica, per questo sono membra.
Le otto membra dello Yoga, pertanto, sono passi, nel senso che a ognuno ne segue un altro, e sono anche in una profonda relazione reciproca: il secondo non può precedere il primo, il primo deve essere il primo e il secondo dev’essere il secondo. E l’ottavo deve essere l’ottavo, non può essere il quarto, non può essere il primo. Sono passi ma sono anche un’unità organica.


Dal libro

Come l’oro
L’oro, per essere puro, deve passare attraverso il fuoco. Se l’oro dicesse: “Ma perché?”, rimarrebbe impuro, privo di valore. Solo passando attraverso il fuoco tutto ciò che non è oro viene bruciato, e rimane solo l’oro puro. La liberazione è proprio questo: una maturità, una crescita così completa che solo la purezza, solo l’innocenza rimane, e ogni cosa inutile viene bruciata. Non esiste altra via per realizzarla.

Oltre l’ignoranza
Con lo sviluppo della scienza, lo Yoga si dimostra più accurato, più valido, perché il punto di partenza dello yogin è sempre stato questo: solo l’Uno esiste. La separazione, la divisione, i confini sono provvisori, esistono a causa dell’ignoranza. Sono necessari, costituiscono un passaggio assolutamente necessario; lo si deve attraversare, conoscerne la sofferenza, vivendola, per infine superarla: non è la dimora finale, è solo un passaggio.

Se non hai sete...
Se vuoi conoscere la sazietà, dovrai conoscere la fame; se vuoi evitare la fame, eviterai anche la sazietà. Se desideri conoscere un profondo appagamento, dovrai conoscere la sete, una sete profonda. Se invece dici: ”Non voglio avere sete”, ti perderai il bellissimo momento in cui la sete si estingue. Se vuoi comprendere davvero cos’è la luce, dovrai attraversare il buio della notte, la notte oscura ti prepara alla comprensione della natura della luce. Non sono opposti, sono complementari.

Cerca la chiave
Il tesoro esiste già; forse non hai la chiave... devi trovare la chiave, non il tesoro! La luce che cerchi è dentro di te, pertanto la ricerca dovrà essere interiore. Non si tratta di un viaggio con una meta nello spazio esteriore; è un viaggio nello spazio interiore: devi raggiungere il centro intimo del tuo essere. Ciò che stai cercando è già dentro di te; devi soltanto pelare la cipolla: strati e strati di ignoranza... il diamante è nascosto nel fango, non devi crearlo; il diamante è già lì, occorre soltanto rimuovere gli strati di fango.

Il valore dell’esperienza
La verità ti renderà libero... ogni volta che fai un’esperienza, e sei all’erta, vigile, osservi pienamente ciò che sta avvenendo – partecipi e osservi allo stesso tempo –, ti stai liberando. Immediatamente, ne ricavi qualcosa, l’esperienza diventa autentica; non l’hai presa dalle scritture, non l’hai presa da qualcun altro.
L’esperienza non può essere di seconda mano, solo le teorie possono essere di seconda mano. Per questo tutte le teorie sono sporche: sono passate attraverso così tante mani. L’esperienza è sempre nuova, fresca come la rugiada mattutina, fresca come un bocciolo di rosa. L’esperienza è sempre innocente... tu la incontri per la prima volta: la tua esperienza è tua, di nessun altro, e nessuno te la può dare.



€ 9.50



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