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L'ECO DELL'INFINITO |
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autore: Osho editore: Oshoba pagine: 160 codice: L 2179 Un libro appassionante e diretto, capace di mostrarci le mille sorprendenti sfaccettature di Osho nell'affrontare con amore e serietà, attraverso le risposte date alle domande di alcuni discepoli, temi profondi quali la vera ricerca spirituale, l'ecologia, la consapevolezza, la devozione - ma anche la disonestà - verso un maestro, la morale, e tanti altri aspetti. Osho, però, non dimentica di esprimersi con leggerezza e senso dell'umorismo, aiutando chi lo ascolta a non prendersi troppo sul serio. Un vero e proprio percorso iniziatico attraverso la relazione a cuore aperto con i suoi discepoli più vicini dell'epoca - la seconda metà degli anni '80 - dopo l'esperienza conclusa della Comune in Oregon, negli Stati Uniti. La qualità delle domande poste e l'intensità delle risposte dirette date da Osho, mostrano quanto sia tangibile la trasformazione in atto della consapevolezza umana stando accanto ad un essere illuminato. Quando la mente smette di porre domande, il cuore comincia ad aprirsi da sè. Secondo volume della traduzione di discorsi tratti da The Razor’s Edge, una serie di domande e risposte in cui Osho svela le profondità e il mistero del rapporto tra maestro e discepolo. Disponibile anche il primo volume di questa serie "In Viaggio Verso Casa". "Osho non ha mai scritto un libro, i suoi libri sono stati creati trascrivendo le registrazioni originali dei suoi discorsi improvvisati [...] Ho sempre trovato sorprendente che potesse parlare improvvisando per quasi due ore ogni giorno, a volte anche due volte al giorno. Ho sentito Osho dire che parlare a noi lo teneva “nel corpo” e, per questo motivo, eravamo incoraggiati a porgli domande per i discorsi quotidiani [...] Un giorno rimasi molto sorpresa quando ci disse: "Il vero lavoro di un maestro, un mistico, è far sì che prima o poi la gente che è con lui senta di non avere più domande. La risposta è essere privi di domande, non esiste una risposta. Questo non significa che quando non hai domande, tutte le tue domande sono state distrutte. Non è che sei arrivato a una risposta nascosta. No, non c’è nulla di nascosto... Quando tutte le domande sono state eliminate, sei di nuovo un bambino, assolutamente innocente." Tutto questo mi spinse a scrivergli, chiedendo: 'Se non ti facciamo delle domande, come possiamo giocare con te?'. Osho replicò: 'Questa sì che è una domanda! Sarà difficile... quindi, che tu abbia una domanda o meno, puoi ancora continuare a chiedere. Le domande non devono essere necessariamente tue, possono essere di qualcun altro, da qualche parte. E la mia risposta potrebbe forse aiutare qualcuno, da qualche parte, in qualche momento [...] Non sto rispondendo soltanto a te, sto rispondendo, tramite te, a tutta l’umanità… e non soltanto all’umanità contemporanea, ma anche all’umanità che arriverà quando io non sarò qui per rispondere' ". dalla prefazione di Shunyo, assistente personale di Osho Dal libro «Amato Osho, per favore, parlaci della morale». Shantam Divyama, la tua domanda sulla morale è molto, molto importante, perché la morale non è quel che vi hanno inculcato per secoli. Tutte le religioni hanno sfruttato l’idea della morale; i loro insegnamenti erano diversi, ma il fondamento di base è sempre stato lo stesso: finché non diventi morale, etico, non puoi essere religioso. Per morale intendono che devi essere sincero, devi essere onesto, devi essere caritatevole, devi essere compassionevole, devi essere non violento... in altre parole tutti questi grandi valori devono prima essere presenti in te e solo successivamente puoi procedere verso la religiosità, verso l’essere religioso. Questo concetto è tutto sbagliato, capovolto. Secondo me, finché non sei religioso non puoi essere morale. La religione viene prima, la morale è solo un sottoprodotto. Se fai del sottoprodotto lo scopo della personalità umana, crei un’umanità infelice e piena di problemi [...] Come può un uomo essere sincero se con conosce la verità? Come può essere onesto se non sa nemmeno chi è? Come può essere compassionevole se non conosce la sorgente dell’amore dentro di sé? Da dove prenderà la compassione? Tutto ciò che riuscirà a fare, nel nome della morale, sarà diventare un ipocrita, un bugiardo, e non c’è niente di più brutto di essere ipocrita. «Amato Osho, perché quando sono in tua presenza gli occhi mi si riempiono di lacrime? Non sono lacrime di tristezza né di gioia, ma arrivano da un luogo sconosciuto del mio essere e mi lasciano aperta e vulnerabile, come se fossi appena nata e mi ritrovo a guardare il mondo con occhi freschi e nuovi. Amato Osho, puoi dire qualcosa sulle lacrime?». Prem Madhu, le lacrime sono uno dei fenomeni più misteriosi della vita. La maggior parte delle persone ne conosce solamente una dimensione, quella del dolore, della sofferenza, dell’infelicità, della tristezza. Alcune persone sono consapevoli anche della seconda dimensione: quando sei troppo felice, troppo estatico, ti vengono le lacrime agli occhi. Quindi le lacrime non sono limitate alla tristezza e alla sofferenza, ma possono essere lacrime di gioia, possono essere lacrime di estasi. Tu parli di una terza dimensione che è molto rara e pochissime persone hanno avuto modo di conoscerla [...] Questa terza dimensione è quella dell’innocenza: ti senti così innocente, così fresco e vibrante di innocenza, che ai tuoi occhi arrivano le lacrime da un senso di gratitudine [...] La tua esperienza è molto rara, perché veramente poche persone si sentono così piene d’innocenza che lacrime di pura gratitudine… il solo sentire una tale grazia verso l’intera esistenza… non hai altro da dare e riversi il tuo cuore nelle lacrime. Ciò che ti accade è qualcosa di veramente grande. Non fare alcuno sforzo per interromperlo [...] La terza dimensione, quella dell’innocenza, che tu stai vivendo, è la più elevata. Ripulirà il tuo cuore, ripulirà la tua mente, ti farà sentire fresca, pura. Questo è ciò che senti: come se fossi rinata [...] Le preghiere fatte di parole sono inutili, le preghiere fatte di lacrime sono piene di significato. «Amato Osho, mi è piaciuta molto la storia del sole e del buio. Per quanto riguarda il mio essere testimone – la mia Capacità di osservare – piuttosto che sentirmi come un sole, mi sembra di portare con me una vecchia torcia indiana, di quelle che per accenderle devi schiacciare il pulsante molte volte e con molto sforzo. Ti sento parlare di sforzarsi di non provare, ma lasciare accadere. Il problema è che se non premo il pulsante non c’è luce e ciò che accade da sé è solo il buio. Osho, puoi fare un po’ di luce su questo “sforzo senza sforzo”, in relazione all’essere testimoni e alla consapevolezza?». [...] Come prima cosa devi comprendere che il buio ha la sua bellezza, la sua profondità, il suo silenzio, la sua canzone. E se senza fare niente, accade solo il buio, ricorda ciò che Sadhan ha chiesto ieri… “fattualità: questo è lo stato delle cose”. Ricorda questa parola e rilassati. Forse il buio diventerà ancora più oscuro e profondo, ma non fare affidamento sulle torce. Piuttosto conta sulla pazienza e osserva il buio, sii testimone dell’oscurità… è molto rinfrescante per gli occhi, riposante per il cuore, rilassante per l’essere. E quando il buio si fa più fitto ricorda: il momento più oscuro è proprio prima dell’alba. Quindi, quando l’oscurità si fa più profonda, gioisci: significa che l’alba è molto vicina e continua a osservare: diventerà il più buio possibile e poi, un po’ alla volta, il sole comincerà a sorgere [...] L’alba arriverà di sicuro e dovrai osservare anche quella. Giorno o notte, sofferenza o beatitudine, vita o morte, tu resti un semplice osservatore. «Amato Osho, perché gli esseri umani hanno da sempre lottato così tanto? Non è forse vero che sono già esistite su questa Terra civiltà estremamente sviluppate? Eppure la loro consapevolezza è andata perduta e l’uomo ha dovuto ricominciare da capo. Questa sembra un’era particolarmente buia. Esiste forse una legge cosmica che dice: “Solo dal fango può nascere il loto”? E questa Terra diventerà mai un giardino pieno di fiori? Con profonda gratitudine e amore». Prem Jaldhara, la domanda che poni contiene enormi implicazioni. Innanzitutto, prima della nostra, sono esistite molte altre civiltà che hanno raggiunto vette persino più elevate, ma si sono autodistrutte perché, come la nostra, erano cresciute in modo assolutamente non equilibrato. Avevano sviluppato tecnologie eccelse, dimenticando però che neanche il progresso tecnologico più avanzato può rendere gli esseri umani più felici, in pace... più amorevoli, più compassionevoli. La consapevolezza dell’uomo non si è evoluta allo stesso passo del progresso scientifico e questa è la ragione che ha portato tutte le antiche civiltà ad autodistruggersi. Non esisteva una causa esterna, non c’era un nemico al di fuori, era dentro l’uomo stesso. [...] Tutte le civiltà del passato… esisteva una civiltà ad Atlantide, un vasto continente che fu sommerso dall’Oceano Atlantico. Si pensava che fosse solo un mito, ma di recente alcuni ricercatori hanno provato che a quasi diecimila metri di profondità ci sono ancora i resti di grandi città. E lo stesso accadde ad un altro continente, Lemuria, più piccolo di Atlantide. Anche quello fu sommerso dall’Oceano. All’osservatore superficiale potranno sembrare catastrofi naturali... una calamità. Ma per quanto ne so, anche quelle calamità naturali sono scatenate da noi [...] Chiedi: «Non è forse vero che sono già esistite su questa Terra civiltà estremamente sviluppate?». Sono esistite e si sono messe negli stessi guai in cui ci troviamo noi, ritrovandosi nella stessa oscurità in cui ci stiamo addentrando anche noi. «Eppure la loro consapevolezza è andata perduta e l’uomo ha dovuto ricominciare da capo». La loro consapevolezza non è andata perduta, non l’hanno mai avuta! Avevano soltanto la stessa superficiale consapevolezza che avete voi. Cosa state facendo per prevenire le calamità che si avvicinano ogni giorno di più? La morte di questa Terra non è lontana. [...] Con la profondità della nostra meditazione e della nostra gratitudine per l’esistenza è possibile che questa Terra possa continuare a crescere con maggiore consapevolezza, con più fiori. Può diventare un paradiso del loto. Ma c’è bisogno di una grande lotta, di una grande rivoluzione della consapevolezza umana. E tutti sono chiamati a questa rivoluzione. Contribuisci con tutto ciò che puoi. | |||||
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