| In viaggio... |
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Indietro Una testimonianza di chi assisteva ai discorsi tradotti nel libro In Viaggio verso Casa allegato all'Osho Times di dicembr/gennaio Poi Osho incominciò a danzare. Danzava con noi quando entrava in Chuang Tzu, l’auditorio in cui teneva ora due discorsi ogni giorno, e quando usciva. La musica era selvaggia e io sentivo l’energia piovermi addosso, e colpirmi come se d’improvviso fosse diventata di fuoco; mi ritrovavo a urlare a Osho parole senza senso, prive di significato e al tempo stesso dense e liberatorie… dovevo urlare qualcosa, perché l’energia era troppo forte da contenere. Subito dopo, iniziarono gli esercizi di stop: Osho ci faceva danzare freneticamente e all’improvviso fermava le braccia a mezz’aria e noi ci congelavamo. Durante questi stop, di solito guardava qualcuno negli occhi per tutto il tempo; ricevere quello sguardo, era un vero e proprio rispecchiarsi nella qualità del vuoto interiore; era un’esperienza molto potente. Quel periodo mi ricordava molto gli energy darshan della prima Poona, e sentivo che Osho lavorava moltissimo per ricostruire la forza energetica di allora. Con tristezza, al nostro ritorno a Poona, avevamo visto la decadenza che pian piano aveva intaccato l’antico Ashram: il piccolo gruppo di persone che vi aveva vissuto in quegli anni, non aveva curato molto né le case né i giardini. In quei mesi, i presenti costituivano un gruppo molto variopinto, privo di quell’aria viva e vibrante che di solito circonda i sannyasin. C’erano alcuni hippies di Goa – occidentali in viaggio per l’India che venivano a visitare l’Ashram solo per curiosità – alcuni nuovi sannyasin e alcuni vecchi sannyasin a pezzi. Durante le prime settimane, osservavo Osho danzare con noi nell’auditorio, con una totalità e una forza al di là di qualunque cosa noi potessimo dargli in cambio. Stava caricando di energia l’atmosfera e teneva discorsi infuocati; compresi che stava ricominciando da capo. Stava ricominciando da zero con tutti noi. Qualunque tipo di magia stesse creando, funzionò. Iniziarono ad arrivare sannyasin da ogni parte del mondo. Dapprima titubanti, poi sempre più sicuri… gli ultimi anni erano stati una dura lezione per tutti, e molti si erano ricostruiti una propria vita nel mondo – casa, macchina, lavoro – ed erano riluttanti a lasciare tutto di nuovo. La decisione tuttavia divenne per molti una scelta naturale e spontanea: abbandonarono semplicemente tutto e arrivarono all’Ashram, vulnerabili e con gli occhi colmi di meraviglia. Alla fine di febbraio l’Ashram era in ebollizione: la pentola era sul fuoco! Ma tutti eravamo consapevoli che non si trattava affatto di una fuga dal mondo, anzi… Tratto da: Prem Shunyo I miei giorni di luce con Osho Edizioni del Cigno |










Poi Osho incominciò a danzare. Danzava con noi quando entrava in Chuang Tzu, l’auditorio in cui teneva ora due discorsi ogni giorno, e quando usciva. La musica era selvaggia e io sentivo l’energia piovermi addosso, e colpirmi come se d’improvviso fosse diventata di fuoco; mi ritrovavo a urlare a Osho parole senza senso, prive di significato e al tempo stesso dense e liberatorie… dovevo urlare qualcosa, perché l’energia era troppo forte da contenere. 









