Editoriale 146

La mia antica mamma (che ha quasi 98 anni!) ha fatto una delle sue uscite! Devi sapere che è ormai dipendente da me e mia sorella al 100%. Una delle cose che le facciamo è il bagno, ogni lunedì. Che lei odia con tutta se stessa. Siamo in tre a convincerla e a tenerla, tanto è ribelle e resistente.
L'altro lunedì, quando ha capito che non c’era più scampo e il bagno doveva proprio farlo ha detto: “Ecco, allora mi dovete spiegare una cosa: perché proprio io? Non capisco perché avete scelto proprio me!”. Ci ha fatto morire dal ridere. 
Però ho capito cosa le stava succedendo, perché è successo anche a me, sebbene in una situazione totalmente diversa...

Tanti anni fa lavoravo nella discoteca “Zorba the Buddha” di Freiburg, in Germania. Era l’attività commerciale principale della grande Comune di Osho in cui vivevo all’epoca. Il mio lavoro era shakerare cocktail variopinti dai nomi esotici e dai sapori sorprendenti. Che divertente! In un’atmosfera di festa a tempo pieno sempre in mezzo a tanti amici.
Un lunedì, serata tipicamente tranquilla dopo il pienone del weekend, stavo mixando un drink a un cliente del mio bar, quando arrivò di corsa, visibilmente agitata e paonazza in volto, una mia amica che lavorava alla reception. Disse: “Presto corri, serve aiuto all’entrata”. E se ne andò senza aggiungere altro. Io, con il senso di urgenza da lei trasmesso, servii il cliente e subito mi precipitai fuori dal bar verso la reception. C’era una grande scalinata da salire e la feci quattro gradini alla volta pensando: “Chissà cosa c’è da fare di così urgente”.

Arrivato in cima capii e mi congelai per la scena che avevo davanti...‚Äč

Frankenstein


Le due ragazze della reception erano in lacrime e con le guance bordò, mentre una specie di orribile Frankenstein tedesco ubriaco con una mano stringeva il collo dell’unico uomo della biglietteria, tenendolo praticamente sdraiato di schiena sul tavolo della reception. Con l’altra mano lo stava schiaffeggiando ripetutamente gridando con rabbia nella sua lingua.
A questo punto mi ritrovai con la domanda di mia mamma: “Perché proprio io? Ma cosa ci faccio qui? Aiuto!” e la tentazione di girarmi e scappare giù fu davvero forte. Non avevo assolutamente nessuna esperienza di situazioni violente come quella e non sapevo che pesci pigliare.
Rimasi lì impalato, congelato a qualche passo dal gigantesco mostro. Il quale vedendo apparire all’improvviso una nuova potenziale vittima si fermò per un attimo, lasciò andare il collo del povero malcapitato e come in un film dell’orrore, traballando e continuando a urlare in tedesco iniziò a venire lentamente verso di me con aria minacciosa.

“E adesso che faccio?”. Ancora più forte sentii la domanda nel cervello – “Perché proprio io???” – con la voglia di sparire.
Ma subito dopo ecco la chiarezza: “Io non ho nessuna voglia di farmi mettere addosso le mani da 'sto cretino”. E improvvisa, insieme alla chiarezza, arrivò una tale energia dalla pancia che ancora oggi mi fa venire la pelle d’oca a pensarci. Ero pura potenza! Come un enorme muro invalicabile mi parai davanti al mostro in arrivo, tenendo le mani davanti a me come per fermarlo e gridai con un ruggito dall’hara : “STOP! Don’t dare to touch me!” (non osare toccarmi!), con una forza imperativa che congelò sul posto il Frankenstein. Mi guardò, ammutolito come un cucciolotto, per un lungo minuto. Lo tenni lì senza toccarlo, con la sola forza dell’hara, e lui dopo un po’ sorrise e indietreggiò.
Poi per fortuna arrivò la polizia e la faccenda non era più sulle mie spalle.

In quel frangente imparai una cosa preziosa: quando scappiamo davanti alle responsabilità, perdiamo un’occasione per crescere, per scoprire lati sconosciuti di noi stessi e per vedere risorse nascoste prendere vita.
E senza aspettare che succeda chissà che, se guardo i diversi momenti della mia giornata, siamo sempre soli di fronte all’esperienza, piccola o grande che sia! L’importante è non scappare: più ci mettiamo in gioco e più sapremo affrontare altre situazioni, anche quelle difficili.
Assurdamente spesso viene da scappare anche di fronte alla felicità, alla gioia, al bello della vita. Vuoi per un senso di inadeguatezza, vuoi per pigrizia, ma di fondo è sempre un non volerci essere, un non volersi mettere in gioco.

Mettersi in gioco nella vita, una cosa non da poco. Per fortuna esistono delle palestre in cui allenarsi, per così dire, in cui farne esperienza in un ambiente protetto. In questa stagione riparte la grande offerta di workshop proposti da esperti facilitatori di Osho in tutta Italia. Nei banner di questa newsletter puoi vedere una bella scelta. In particolare questo mese riapre Osho Miasto, il più grande Centro di Meditazione d’Italia con un programma vastissimo.
E per avere un assaggio di cosa è possibile approfondire poi in quei workshop e training, il posto migliore rimane l’Osho Festival di Bellaria con i suoi ben 60 eventi in 4 giorni.

Prima di vederci lì, ecco anche oggi due begli articoli tratti dalla rivista Osho Times che è bello ricevere a casa tutti mesi. Mettiti in gioco, abbonati! Buona lettura, Akarmo