L‘uomo e dio - Parte 1

L'uomo e dio

La dimensione spirituale della vita - Parte 1

Un brano INEDITO dai PRIMI DISCORSI di Osho

 

Osho


INEDITI A TEMA

I primi discorsi di Osho

 

Vi presentiamo una serie di discorsi inediti tratti dalla serie in hindi, Jyun Tha Tyun Tharaya, che significa “Così com’era, così è rimasto”, un modo di dire che vuole indicare il “lasciare che le cose conservino la loro natura”.

Questa serie raccoglie i primi discorsi di Osho registrati su nastro, alla fine degli anni Sessanta, che in inglese vanno, per l’appunto, sotto il titolo di Early Talks, “Primi discorsi”.

 

Decimo Capitolo, prima puntata

 

L’uomo e dio – La dimensione spirituale della vita
 

Introduzione

Iniziamo il viaggio alla ricerca della verità suprema. La meditazione sarà la nostra “via di mezzo”. Io illuminerò soltanto il cammino per voi, dopodiché sarete voi a compiere il viaggio con la vostra forza spirituale. Pertanto, non limitatevi semplicemente a prestarmi le vostre orecchie, ma ascoltatemi con attenzione e poi traducete i pensieri in azione.

Il semplice pensiero elevato serve a ben poco. I buoni pensatori sono una risorsa per l’umanità, ma sono coloro che agiscono a dare vita a quei pensieri, applicandoli alle attività quotidiane.

L’azione è il primo passo verso il tempio di dio che dimora dentro ciascuno di noi ed è il primo passo verso la scoperta della verità. Dopodiché, il progresso seguirà come conseguenza naturale. Perché il sentiero della falsità è il sentiero della disonestà e dei conflitti interiori! Non c’è conflitto quando la verità diventa la nostra stella di riferimento. La verità porta serenità.

Imprigionati in ragnatele delle parole, restiamo immobili. La vita ci passa accanto, ma noi la osserviamo con occhi vuoti. Eppure, i nostri pensieri possono diventare i gradini della scala che deve condurci al tempio dentro di noi. Il sentiero è alla nostra portata in ogni momento, ma molti lo trasformano soltanto in un cumulo di pensieri, senza usarlo. Sia in senso spirituale sia in senso terreno, una scala rappresenta un progresso gradino dopo gradino, verso un pensiero più elevato o verso una dimora più elevata.

Ogni uomo è impegnato in due tipi di viaggio. Uno è nel mondo che si trova al di fuori di lui, la sua destinazione terrena. L’altro viaggio è dentro di sé.

La nostra vita mortale può portare successo o fallimento. Ma questo non ha alcuna importanza, perché, quando la morte spalanca le sue fauci, l’uomo vi si addentra da solo, lasciandosi alle spalle tutte le soddisfazioni e tutte le tribolazioni mondane. Il corpo si riduce in nulla, cenere.

Nel viaggio interiore, la verità esiste come elemento immortale. Non conosce morte, perché è indistruttibile. Il viaggio interiore conduce al superamento di tutti i conflitti e a una pace duratura.

Io mi limiterò a indirizzarvi verso il sentiero che conduce alla scoperta di sé, perché per il resto del tempo dovrete procedere da soli.

Il primo passo, come ho già detto, è il passo più importante in qualsiasi esperimento. La correttezza di questo passo determina la natura della nostra direzione e la conquista finale dell’obiettivo che ci siamo prefissati.

Alla luce di questo fatto, è assolutamente essenziale che siate presenti qui non soltanto con il corpo, ma anche con la mente. La mente dell’uomo è una cosa molto sfuggente. Rimane sempre indietro, indugiando sugli avvenimenti passati. Il corpo dell’uomo può andare avanti, ma la sua mente gli sfugge furtivamente per tenere compagnia al passato. La ragione di questo fenomeno contraddittorio è che la memoria dell’uomo è associata soltanto agli avvenimenti passati. La coscienza dell’uomo è come “saldata” al passato.

È un’illusione credere che il passato sia la sorgente della nostra ispirazione. Perché ciò che è passato non esiste più e se sembra esistere, è un’illusione. Non esiste alcun ieri. Esiste soltanto oggi, soltanto il presente. Come le figure sullo schermo cinematografico, il passato non ha dimensioni reali!

Abbandonate, dunque, persino il ricordo degli avvenimenti passati. Lasciate che la vostra mente sia purificata da tutto ciò che è indesiderato, affinché possiate iniziare il viaggio interiore senza ostacoli, senza ritardi inutili.

Viviamo soltanto nel presente, lasciamo il passato al passato e lasciamo che il futuro si preoccupi dei suoi domani. Ai fini della meditazione, nessuno dei due esiste.

Dobbiamo lasciare che “ieri” muoia, affinché “oggi” possa nascere. Osservate la Natura durante l’inverno. Gli alberi abbandonano le loro vecchie cortecce, le foglie cadono, i fiori non crescono più, raramente uno o due uccelli si posano sui rami spogli. Poi accade un miracolo. Lentamente, i rami assumono un fresco colore verde. Tenere foglie lucenti iniziano a ricoprirli. Gradualmente, fiori variopinti adornano i rami e gli uccelli saltano da un ramo all’altro in pura estasi, cinguettando con gioia! È una rinascita. Gli alberi, che soltanto poco tempo prima apparivano vecchi e avvizziti, hanno acquisito nuova bellezza e nuova forza!

Lasciamo dunque che ieri diventi un cadavere, affinché oggi noi possiamo rinascere con nuove gioie, nuove speranze, nuovo vigore.

Il corpo dell’uomo non può sfuggire all’invecchiamento, ma la sua anima non deve necessariamente invecchiare con esso. È nel potere dell’uomo mantenerla eternamente giovane, abbandonando il fardello di tutti gli “ieri”. L’uomo che fa del passato la propria ispirazione si piega sotto il suo peso, si logora sotto la sua pressione e la sua anima invecchia insieme al corpo.

Nella ricerca di dio, bisogna morire ogni giorno, affinché si possa rinascere con vigore, freschezza e gioia maggiori.

Una volta un uomo arrabbiato si recò dal Buddha e, senza dire una parola, gli sputò addosso. Buddha, imperturbabile, si asciugò lo sputo e disse all’uomo: «C’è qualcos’altro che vorresti dirmi, amico?».

Il discepolo di Buddha, Anand, guardò il suo maestro con stupore! Invece di rimproverare chi l’aveva offeso, il suo maestro gli aveva mostrato compassione.

L’uomo arrabbiato rimase a sua volta sbalordito, perché si era preparato al peggio. Ma Buddha gli si era rivolto chiamandolo “amico” e, vergognandosi profondamente, se ne andò.

Buddha vide lo sguardo interrogativo sul volto di Anand e disse: «Quando le parole vengono meno, un uomo arrabbiato si esprime in modi strani! Anche il fatto che mi abbia sputato addosso era un linguaggio. Al contrario, quando il cuore di un uomo straripa di gioia, stringe l’altro al proprio cuore. Anche questo è una sorta di linguaggio!».

Il giorno seguente, l’uomo, pieno di rimorso, tornò nel luogo in cui, soltanto il giorno prima, aveva insultato Buddha e gli chiese perdono.

Buddha sorrise con compassione e disse: «Amico mio, è trascorso molto tempo tra ieri e oggi. Quell’acqua è ormai passata sotto i ponti. Non sprecare il tuo tempo per ciò che è accaduto. Vivi nel presente. Al massimo, non ripetere ciò che hai fatto! Mi hai sputato addosso, io mi sono asciugato lo sputo. Quella è stata la fine della questione».

Il secondo passo verso il nostro obiettivo è la pratica del silenzio, del silenzio totale. La maggior parte di noi ha paura del silenzio! Scambiamo il silenzio per solitudine. La solitudine riempie la nostra mente di pensieri sulla morte e la morte ci spaventa! Se ciascuno facesse un elenco di tutto ciò a cui ha pensato durante la giornata, rimarrebbe sconvolto nel vedere che la maggior parte dei suoi pensieri e delle sue parole è stata un puro spreco di tempo!

Il silenzio diventerà un piacere una volta riconosciute la sua importanza e la sua utilità. Non parlate. Se parlare diventa indispensabile, che sia nella forma del più breve messaggio telegrafico possibile. E in questo silenzio d’oro troveremo l’allerta dei nostri sensi. Colui che abbiamo cercato farà sentire la sua presenza.

Per molti, l’inizio stesso diventa una fine e così non riescono a raggiungere l’obiettivo che, in realtà, è così vicino, alla loro portata. Gli shastras, cioè le scritture, come la Bibbia, la Gita, il Ramayana, il Mahabharata, il Corano vengono letti meccanicamente. Quindi, l’obiettivo ci sfugge!

Il parlare incessante, lo scuotere mani o gambe, il cambiare ripetutamente posizione, queste sono tutte espressioni esteriori di menti irrequiete, impaurite e confuse.

C’è un uomo che traccia cerchi con l’alluce da molti minuti. Se gli chiedessi di smettere, all’inizio negherebbe di averlo mai fatto. Dopo lo ammetterebbe a malincuore. Se gli chiedessi perché lo face, non sarebbe in grado di offrire alcuna spiegazione. Ma il fatto è che una mente irrequieta trasmette la propria irrequietezza a tutto il corpo. La mente è il regolatore di tutte le nostre azioni. È la mente a dettare i nostri pensieri e sono i pensieri a inviare impulsi ai nostri arti! Siamo seduti e udiamo, ma non ascoltiamo. Siamo rivolti verso chi parla, ma i nostri pensieri corrono altrove. È soltanto quando ci svuotiamo di tutti i pensieri che siamo capaci di cogliere il significato delle parole che, fino a quel momento, erano semplicemente parole.

L’essere umano è così allergico al silenzio che farebbe di tutto per spezzare persino il silenzio di un altro.

Il terzo e ultimo passo è importante quanto il primo e il secondo. Terremo gli occhi rivolti in basso per tutto il tempo, persino chiusi, quando possibile. Un occhio che vaga raccoglie molti oggetti inutili e registra altrettanti avvenimenti indesiderati. Questo può distogliere l’attenzione dal nostro obiettivo. Gli occhi rivolti in basso ci daranno una visione sufficiente per non andare a sbattere contro gli oggetti, ma ci proteggeranno da tutte le immagini indesiderate.

In sintesi: una mente libera dalle impressioni di tutto ciò che è passato, silenzio assoluto e occhi abbassati saranno l’equipaggiamento essenziale per scoprire colui che dimora continuamente dentro di noi, ma la cui presenza abbiamo soffocato con tutto il ciarpame che ci portiamo dentro.

Durante la meditazione, la mente e il corpo dovranno essere completamente rilassati. La maggior parte delle persone si trova in uno stato di tensione continua. La tensione è un nemico mortale della pace. Tensione significa conflitto e conflitto è un altro nome della tensione. La tensione è diventata una conseguenza così naturale della frenesia della vita moderna che l’umanità ha persino smesso di ricordare che l’uomo può rilassarsi! Per l’uomo moderno, rilassarsi significa, nel migliore dei casi, cambiare attività. Ma non è così.

Dovete quindi prima diventare consapevoli della tensione dentro di voi, che finora è diventata parte integrante della vostra vita. Per prima cosa, stringete i pugni più forte che potete. Poi lasciateli andare. Aprite gli occhi più che potete e fissate un oggetto. Quando lo fate consapevolmente, iniziate a sentire la tensione. Poi, quando li lasciate chiudere o abbassare, sentirete la tensione scomparire. Questo vale per ogni fibra del vostro corpo. Gradualmente, una nuova consapevolezza si risveglierà in voi. Con il tempo, il rilassamento diventerà uno stato naturale, proprio come oggi lo è la tensione!

Ogni giorno, ciascuno di voi deve trascorrere almeno un’ora o due facendo una camminata veloce sulla spiaggia. La respirazione in quel momento deve essere profonda e gli occhi, come in ogni altro momento, devono essere abbassati. Una meravigliosa pace, ricolma di energia, scenderà allora su di voi.

La meditazione deve essere praticata mattina e sera. Anche la vostra mente deve essere rilassata. Deve essere libera da tutti i problemi creati da voi stessi.

Per raggiungere il centro più intimo del nostro cuore, il “tempio di dio”, dovremo attraversare quattro “stanze”. Su ciascuna di esse terrò discorsi dettagliati. Queste stanze si chiamano compassione, amichevolezza, allegria e rinuncia. Con l’apertura di ogni porta saremo attirati sempre più vicino al nostro obiettivo da una forza magnetica. Quando raggiungeremo la rinuncia, l’ultima stanza, avremo abbandonato tutto ciò che è indesiderato e saremo diventati una cosa sola con la forza suprema. A quel punto avremo abbandonato tutti i falsi valori e le nostre maschere. Con una mente completamente distaccata diventeremo “uno” con lui.

 

Osho, Early Talks #10

Durante un campo di meditazione